CHAMPIONS WINE: Napoli-Juventus, Argentina, Etna e riscossa del Sud - Milano Wine Week 2022

CHAMPIONS WINE: Napoli-Juventus, Argentina, Etna e riscossa del Sud

Superata l’emozione dell’esordio, per Champions Wine è tempo di stappare la diciottesima giornata di serie A con Napoli-Juventus, che per la gioia di Robert Smith e dei Cure si giocherà di venerdì. Il Napoli ci arriva con il titolo di campione di inverno in tasca, noi invece non dimentichiamo di portare una buona bottiglia di vino per assaporare le mille sfumature di una partita che ormai è diventata un classico della Serie A. Non sappiamo quale vino portare? Beh, per fare una gran bella figura c’è sempre Champions Wine!

di Raffaele Cumani & Antonio Cardarelli

Scegliere da dove partire per raccontare una partita così non è facile, ma ci proviamo. Come nelle storie più belle si parte da molto, molto lontano. Dall’altra parte del mondo, dall’Argentina. Già, perché nella storia di Napoli e Juve c’è un numero 10 argentino in comune per veri eno-calciofili: Omar Sivori. Tocco rapido alla Messi, calzettone abbassato alla Dybala, ma carattere alla Maradona: Sivori vince tre Scudetti con la Juve, poi quando il paraguaiano Herrera lo tratta come un giocatore qualsiasi, e non come il fuoriclasse che è, se ne va al Napoli. Ecco un video – niente di meno che dell’Istituto Luce! –  in cui viene omaggiato insieme ai compagni al San Paolo (l’ex stadio Diego Armando Maradona, ci arriviamo).

Sotto il Vesuvio regala altre magie, ma durante una partita contro la Juve si fa cacciare, becca una maxi-squalifica e dice addio al calcio. Non a caso lo chiamavano El Cabezon, il testone. Il compagno d’attacco di Omar Sivori nel Napoli era il brasiliano José Altafini, il core ‘ngrato originale che non solo passerà dal Napoli alla Juve, ma segnerà anche un gol decisivo per lo Scudetto proprio contro il Napoli. Etichetta, quella di core ‘ngrato passato alla Juve, poi raccolta dal Pipita Higuain, altro attaccante argentino per palati fini che segnerà – ed esulterà – proprio contro la sua vecchia squadra.

Quante storie per Napoli-Juve, e quante se ne scriveranno ancora…

Argentini e ancora argentini, per gli amanti del nettare di Bacco bisognerebbe raccontare di Mendoza, di Patagonia, di malbec, dei vini della “fine del mondo” diventati mitici (quasi) quanto i giocatori della seleccion albiceleste.  E invece noi torniamo in Italia, perché forse il punto giusto per partire, ci abbiamo ripensato, è un po’ più recente. Novembre 1985, interno area di rigore dello stadio San Paolo. Punizione a (troppi) pochi metri dalla porta, Diego Armando Maradona – proprio lui, quello dello stadio, il 10 argentino per eccellenza per chi è cresciuto quando il “fu” campionato più bello del mondo “era” il campionato più bello del mondo – sfiora il pallone e lo mette sotto l’incrocio e, mentre Tacconi è ancora inutilmente in volo, passa a ritirare la Laurea Honoris Causa in Fisica. Solo lui poteva segnare da lì, guardare per credere.

Già solo per degustare questa punizione con bacio accademico servirebbe un vino da 30 e lode che forse nemmeno esiste!

 

 

Noi però proveremo un abbinamento per prossimità, con un bianco speciale che raccoglie l’anima del Vesuvio, il primo “cru” proveniente da quel vulcano che di Napoli è sfondo e simbolo nel mondo.
Il Contradae 61·37 di casa Setaro, uve autoctone e “tiro” internazionale, minerale, esplosivo e sferzante come l’anima del luogo.

 

Ma torniamo alla punizione, perché abbiamo scelto questo gol, che alla fine non sarà neanche decisivo per lo Scudetto che quell’anno andrà proprio alla Juve del Trap?
Perché forse in quel momento il Napoli capisce che, sì, lo Scudetto può provare a vincerlo. Non solo il Tricolore può scendere più giù di Milano o Torino, ma può addirittura superare Roma e tuffarsi nel Meridione d’Italia. In quel momento parte la riscossa – calcistica – del Sud!

Nell’anno della famosa punizione il Napoli finisce terzo in classifica. Ma a settembre del 1986 dal Messico torna un Maradona in versione Subcomandante, fresco campione del Mondo, l’uomo che da solo, in cinque minuti, ha simbolicamente riscattato l’Argentina umiliata dall’Inghilterra della Thatcher alle Falkland.

Anche qui Sud contro Nord, portaerei e caccia battuti prima dalla Mano de Dios e poi dal gol del secolo, che qui vi proponiamo con la più bella delle telecronache: quella dell’uruguagio Victor Hugo Morales.

“Dios Santo, viva el futbol!” grida il telecronista e a quel punto El Pibe de Oro è pronto a ribaltare anche le gerarchie della Serie A, a capovolgere i poli, a far diventare il Sud il nuovo Nord. E ci riesce, non una sola volta, ma due.

La storia di Maradona incrocia quella di un altro giocatore che, almeno per un’estate, è stato il simbolo della riscossa calcistica del Sud: Totò Schillaci. Un incrocio che poteva avvenire in una sola città: Napoli.

E durante un’estate particolare, quella del 1990, l’estate in cui tutto per l’Italia e per gli italiani sembrava possibile, quella in cui la fortuna finalmente sembrava dalla nostra parte. Perché Totò da Messina, simbolo dell’innata fiducia degli italiani per le svolte improvvise, la metteva dentro in ogni modo, tanto che dopo il gol contro l’Argentina in semifinale Giannini lo rincorre al grido di: “Totò, che culo che c’hai!”

Purtroppo però un altro argentino, dai lunghi capelli biondi, che non ha mai giocato né col Napoli né con la Juve, mette fine alle notti magiche e al rapporto tra Maradona e l’Italia. E dopo un’ottima prima stagione proprio alla Juventus e il Mondiale, anche la stella di Totò Schillaci smetterà però presto di brillare.

Gli Scudetti al Sud, la Sicilia di Totò, gli argentini, il Vesuvio – Napoli-Juve ci fa volare altissimo e forse gli spunti sono troppi per un solo articolo! – tutto ci porta ad aprire una nuova storia, quella della nuova El Dorado del vino italiano, al Sud, su un altro vulcano.

Se la rivincita calcistica del Sud comincia dalla punizione di Maradona, l’affermazione enologica più cristallina del Sud degli ultimi tempi è di sicuro quella dell’Etna.

Da qualche anno per molti la “Borgogna d’Italia”, su cui molti, anche dal Nord stanno investendo, e che produce, secondo noi, con alcuni tra i migliori bianchi italiani e del mondo. Un territorio unico, da ammirare e amare, ormai affermato a livello globale. Nello stesso anno di Italia ’90 Benanti, cantina che ha “reinventato” la storia recente del territorio, imbottigliava il primo Pietra Marina, bianco mitologico che non può sfuggire ai winelover a caccia di emozioni. Minerale, agrumato, balsamico, capace di “sfidare” con successo gli anni. Poi, per chi volesse provare bottiglie di realtà “vulcaniche” più recenti, ne citiamo altre due, il Bianco Alta Mora di Cusumano, polposo e verticale, e il vellutato e fresco Rosso Calderara di Tornatore.

L’affermazione del vino del Sud è un fatto, noi l’abbiamo raccontata attraverso due vulcani. E, a proposito di eruzioni, chissà quale potrebbe essere l’esplosione, di gioia, a Napoli o a Torino per chi vincerà il big match di giornata. Nel frattempo, il Napoli si gode il titolo di campione d’inverno, sarà l’anno buono per la banda Spalletti e il duo delle meraviglie georgiano-nigeriano o sarà la concretezza della Vecchia Signora, con il “corto muso” allegriano a spuntarla? Noi, umili appassionati eno-calcistici, ci godremo la sfida di alta classifica con un vino che più verticale non si può. E fuochi d’artificio siano!

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